Il bullismo ama due cose più di tutte: il silenzio e la distanza. Il silenzio di chi guarda dall’altra
parte. La distanza di uno schermo che trasforma le parole in sassi, ma toglie peso alla mano
che li lancia.
Per questo, quello che è successo oggi all’Istituto Comprensivo Faenza San Rocco ha avuto
un valore speciale. Perché lì, per una mattina, la distanza si è accorciata e il silenzio è stato
sostituito dalle domande. Vere. Scomode. Necessarie.
L’incontro si chiamava “Faccia a faccia con il bullismo”, e già dal titolo prometteva di non
essere una di quelle giornate educative che scorrono addosso come pioggia leggera. A
promuoverlo è stata l’associazione Cuore e Territorio, che da anni entra nelle scuole
senza l’arroganza di chi vuole insegnare la vita e con l’umiltà di chi prova, semplicemente,
a capirla insieme ai ragazzi.
A rafforzare il valore dell’iniziativa anche la presenza istituzionale di Martina Laghi,
Assessora allo sport e all’istruzione, che ha accolto l’associazione Cuore e Territorio e i
suoi relatori con l’attenzione di un’amministratrice consapevole dell’impatto che questo
lavoro produce sul territorio, in una materia tanto delicata quanto centrale per la crescita
delle nuove generazioni. Un riconoscimento ricambiato dall’associazione stessa, che ne
sottolinea lo spessore politico e amministrativo, apprezzandone un approccio concreto,
fondato sul fare, sulla presenza e sulla capacità di trasformare i valori in azioni. Un segnale
chiaro di come il contrasto al bullismo non sia solo una questione educativa, ma una
responsabilità condivisa tra istituzioni, scuola e comunità.
Negli anni, migliaia di studenti e insegnanti hanno incrociato questo percorso fatto di ascolto
più che di prediche. Perché il bullismo non nasce mai dal nulla: cresce nelle pieghe
dell’insicurezza, si nutre di tecnologia usata male, prospera dove l’empatia va in vacanza e
il “tanto è solo uno scherzo” diventa una comoda bugia collettiva.
A ricordare che anche gli scherzi, a volte, finiscono in tribunale è stata la Dott.ssa Cristina
D’Aniello, Giudice della Corte d’Appello
. Con parole misurate, ha spiegato ai ragazzi che
la legalità non è una minaccia ma una linea di confine. E che superarla è più facile di quanto
sembri, soprattutto online, dove tutto appare leggero finché non diventa irreversibile.
Poi è arrivato il momento di parlare di ferite che non fanno rumore. Il Dr. Matteo Tebaldi,
Primario di Cardiologia
, ha riportato il discorso là dove spesso non vogliamo guardare:
dentro. Perché il bullismo non lascia solo lividi, ma cicatrici emotive che il corpo si ricorda
anche quando la testa vorrebbe dimenticare. E allora empatia, ascolto e cura smettono di
essere belle parole e diventano strumenti di sopravvivenza relazionale.
A completare il quadro ci ha pensato Carlo Serafini, editore e giornalista, ricordando che
oggi una fake news può fare più male di un insulto urlato in cortile. Sui social la menzogna
corre veloce, si moltiplica, diventa virale. E spesso prende di mira chi ha meno difese.
Capire, verificare, dubitare non è solo un esercizio intellettuale: è un atto di responsabilità.
A tenere il filo della mattinata sono stati Maria Carmen Bandieramonte, dirigente scolastica
dell’Istituto Comprensivo Faenza San Rocco
, e Giovanni Morgese, presidente di Cuore e
Territorio.
Due voci diverse, una stessa convinzione, riassunta in una frase che suona
semplice solo in apparenza:
Il bullismo si vince anche con il cuore.”

E come in ogni storia che si rispetti, c’è stato anche un colpo di scena. Una sorpresa capace
di parlare senza bisogno di troppe parole. Una rappresentanza della Guardia di Finanza di
Ravenna, unità cinofila, è entrata in scena con un Labrador. Il cane ha mostrato agli studenti
il suo lavoro: fiutare, cercare, trovare. Banconote. Droga. Verità nascoste.
I ragazzi hanno seguito la dimostrazione con gli occhi pieni di stupore e con un entusiasmo
che non aveva nulla di artificiale. In quel momento hanno capito che la legalità non è solo
un concetto astratto, ma una pratica quotidiana. E che a volte ha quattro zampe, un naso
infallibile e una capacità sorprendente di farsi voler bene.
Forse educare è proprio questo: togliere il bullismo dall’ombra, portarlo alla luce e avere il
coraggio di guardarlo negli occhi. Faccia a faccia. Perché è lì, e solo lì, che smette di fare
paura.

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